lunedì 29 giugno 2009

CHIACCHIERANDO CON CRISTINA

Accidenti, certo che non scherzi tu! Ho letto il tuo libro tutto d'un fiato! Bello, bellissimo!!!!

Mi hai chiesto del 68. Provo a risponderti.

Se vuoi attingere a testimonianze di quegli anni devi senz'altro leggere "Formidabili quegli anni!" di Mario Capanna.

Come saprai era il capo della lotta studentesca che è poi sfociata nell'occupazione di Villa Giulia a Roma.

Simbolo del 68 è stato senz'altro "Blow in the wind" di Bob Dylan.

Io sono fortunata perchè appartengo alla generazione che ha ricevuto gli ideali del 68 ed ha cercato di farli crescere, a volte, molte volte li ha sprecati.

Quando io andavo a scuola avevo diversi professori "borghesi", ma quelli di nuova nomina erano tutti figli del 68. Hanno portato alla nostra generazione il desiderio di una cultura diversa ed alle donne la consapevolezza di sè.

Tutti facevamo politica. Eri "sinistro" o democrisitano. Devo dire che per noi democristiano e fascista si equivalevano. L'uno voleva metterti sotto ad una croce, l'altro sotto ad un manganello. Meglio i sinistri.

Nè puttane, nè madonne. Siamo donne. Non è solo uno slogan, è una rivendcazione. Nè puttane perchè non vogliamo più farci usare dai maschietti per il loro divertimento, vogliamo sciegliere, vogliamo amare con passione e non per convenzione. Non vogliamo un uomo che possa godere di noi, ma un uomo che voglia godere con noi.

Si chiamava Anna.Insegnava matematica. Era bruna, spostava sempre una ciocca di capelli dal viso con gesti nervosi.

E' arrivata nella mia scuola come supplente. Copriva il posto di un docente maschio palloso e tracotante. Questo prof riteneva che le nostre "piccole menti femminili" non fossero adatte a recepire i principi della scienza esatta.

Lei ci rese la matematica un gioco, spiegando con esempi semplici concetti astratti e regole non sempre chiare. Diceva che l'istruzione deve essere per tutti e che un buon insegnante deve aiutare tutti indistintamente a capire. Deve essere l' insegnante ad adattare la materia alle potenzialità dell'allievo, non l'allievo ad adattarsi alla materia. Noi l'adoravamo. Portò il 68 a scuola.

Se ci vedeva troppo stanche, si parlava d'altro. Ruolo della donna, politica, convenzioni sociali. Aborto, divorzio. Rimase un anno. Ci insegnò più lei che tutti gli altri. Ci insegnò a crescere e diventare donne. Sandalizzò i nostri genitori, ma andò diritta per la sua strada. Arrivava con le gonne lunghe od i jeans e grossi maglioni. Spesso gli zoccoli ai piedi. Non la scorderò mai.

Poi c'era Lidia, la partigiana. Da lei succhiai latte e politica. Era nel Partito socialista, con mio padre. Reduce da Ravensbruk, fu lei a mettere nelle mie mani di ragazza Noi Donne. Fu lei a volere che il "nostro" (dico nostro, ma io ero ancora minorenne, non potevo tesserarmi) partito aprisse un giorno alla settimana per accogliere le donne delle fabbriche, le donne che lavoravano e sentire le loro istanze. Voleva portare la loro voce in Comune (era vice sindaco), voleva fornire servizi utili alle donne che lavoravano ed invitava noi giovani a partecipare "perchè non sono andata in campo di sterminio per farmi dire dagli uomini di stare a casa a fare la calza ed un giorno starà a voi proseguire nella mia strada". Torino subiva gli attentati delle BR, non sapevamo mai se mio padre (che lavorava alla FIAT) sarebbe tornato o rimasto li perchè occupavano i treni. Lei montò un bel palco e, il giorno dell'otto marzo, gridò a tutti che la politica degli attentati non apparteneva alle donne e non doveva appartenere neanche agli uomini. Lei non aveva visto morire tanta gente per questo. Lei non aveva subito torture e privazioni per questo.

Io crescevo ascoltando gli intilimani, De Gregori, Vecchioni, Bertoli, Claudio Lolli. Crescevo ed ogni giorno che passava dicevo a me stessa che non volevo essere come mia madre, che aveva messo al mondo figli, curato i suoi genitori,badato alla casa e vissuto tutta al sua vita in funzione degli altri. Combattevo gli squilibri adolescenziali scrivendo e leggendo poesie, ascoltando musica, andando al partito e maturando in me la consapevolezza che quel mondo, quel posto erano troppo piccoli per la mia mente, non potevano contenere i miei desideri, erano troppo lontani dal mio modo di pensare. Dovevo andare via. Poi, ad un certo punto, non so neanche più come, mi innamorai. Ma questa è un'altra storia Anna


domenica 21 giugno 2009

UNA SETTIMANA DI STAFFETTA

Una settimana di staffetta.

Anche a Savona è arrivata la tanto attesa e sospirata anfora. E’ rimasta con noi qualche giorno, come una nuova amica ha ricevuto il meglio e auguriamoci di essere capaci di far crescere tutto quel che ci ha donato.

Non ho voglia di raccontarvi tutti gli eventi che le associazioni savonesi sono state capaci di organizzare in suo onore.

Non ho voglia di far considerazioni su quanto sia utile la collaborazione e sull’opportunità che potranno e dovranno cogliere tutte le associazioni che si occupano della Donna dopo una visibilità così ampia.

Ho voglia invece di raccontarvi le emozioni che sono rimaste in me.

Ho voglia di raccontarmi quel che un pugno di creta, un semplice vaso di terracotta, mi ha smosso dentro.

L’anfora viaggia in incognito, dentro un anonimo trolley.

Chi lo vede e non sa non può immaginare tutto quel che contiene e conterrà.

Chi lo traina, chi l’aspetta non sa. Non può immaginare come sarà lasciarla andare via.

L’anfora, quel semplice vaso di terracotta, quel pugno di creta, in pochi giorni è diventata un’amica e anche qualcosa di più. Le donne di Arenzano l’hanno accompagnata da noi, felici che continuasse il suo viaggio ma comunque con la tristezza nel cuore per doverla vedere partire.

Io, che ero lì ad aspettarla poco capivo la loro emozione fino a quando lo scrigno non si è aperto.

Eccolo lì, quel semplice vaso.

Sono bastati pochi istanti per capire che Pandora era tornata e con lei tutto il suo dolore.

L’anfora accoglie e custodisce la sofferenza, l’angoscia, l’amarezza di tutte le donne che hanno visto la loro vita spezzata.

La sofferenza che resta dentro anche quando i lividi sono passati.

L’angoscia che rimane dentro anche quando sei al sicuro, lontano da lui.

L’amarezza che conservi dentro nel vedere evaporare le tue aspirazioni.

Quando il troley si apre, quanto l’anfora appare, nella sua semplice dignità, senza l’uso di parole o gesti lei ti racconta tutto questo.

Tu guardi l’anfora e lo sai, in un istante capisci.

Accanto a me c’era una “piccola donna”, una donna di appena 14 anni. Anche lei, come Lorena, ha

lasciato Niscemi per condurre una nuova vita.

Accarezzava l’anfora con lo sguardo pensando alla sua amica.

Il dolore era ancora vivo, colava dai suoi occhi.

Io, stretta tra lei e il vaso asciugavo le mie guance.

L’anfora era lì, semplice pugno di creta. Era lì per condividere con noi quanto aveva già condiviso e quanto ancora condividerà lungo il suo percorso

Nel lasciarla non ho potuto fare a meno di pensare “Buon viaggio cara amica mia.”

Savona, 20 giugno 2009

Cristina Ricci

lunedì 15 giugno 2009

STAFFETTA DI DONNE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Martedì 16 giugno arriva a Savona la Staffetta contro la violenza sulle donne. Questo è il programma:

16 giugno

ore 17/19
Sala Mostre- Palazzo della Provincia di Savona
RAGAZZZE DI FABBRICA Presentazione della mostra fotografica e documentaria di un secolo di lavoro femminile a Cornigliano e Sestri Ponente (1850-1950) realizzata a cura del Municipio VI Medio Ponente di Genova, in collaborazione con Coop Liguria- Sezione Soci di Savona.

In esposizione contributo artistico di
IMELDA BASSANELLO E ROSANNA LA SPESA
Inaugurzione: 16 giugno ore 17

Presentazione del programma "Staffetta di donne contro la violenza sulle donne" a cura dell'UDI.
Intervengono:
-Donatella Ramello, Presidente opere Sociali di NS. di Misericordia di Savona
- Stefano Bernini, Presidente del Municipio VI Medio Ponente di Genova
Al termine, rinfresco

17/19 giugno

ore 17.00 Atrio Comune - Piazza Sisto IV - Savona
Mostra permanente del percorso itinerante della Staffetta attraverso le Regioni d'Italia

17 giugno
ore 17,15 /18
Piazzale Eroe dei due Mondi
"Accogliamo l'Anfora"
U.I.S.P. -A.S.D. - S.M.S Generale
Il passaggio della Staffetta verrà effettuato da una coppia di ragazze ad un'altra, con passaggio ogni 500 metri.

Arrivo, da Arenzano, dell'anfora nel piazzale Eroe dei due Mondi alle ore 17,15. Trasferimento dalla fortezza del Priamar, attraversamento del centro storico (via Pia), passaggio per via Paleocapa e Corso Italia, in Piazza Sisto IV.
La Staffetta verrà accolta dalle associazioni savonesi ,dal Sindaco Federico Berruti e dall'Assessora Lucia Bacciu alle ore 18.00 circa.
Il Comitato UISP di Savona, A.S.D e la S.M.S. Generale aderiscono alla "Staffetta delle donne contro la violenza sulle donne" per condividere la volontà di denuncia verso la violenza che ogni giorno colpisce le donne nelle sue forme più svariate, dalle più eclatanti alle più nascoste, in lenea agli auspici ed i valori della non violenza, del rispetto e della tolleranza consoni alle nostre associazioni.

ore 18,30/19
Libreria UBIK - Corso Italia - Savona
"Nono lasciarti sola....." La denuncia della violenza passa anche attraverso la letteratura, il teatro , la musica e le letture. Riflessioni.
interverranno:
- Associazioni Culturale Timoteo Teatro
- Associazione Culturale il Labirinto
- Associazione Raggio di Sole
- Cristina Ricci - lettura di brani tratti dal suo libro "La montagna d'acqua"

Le donne si incontrano e si raccontano attraverso la parola scritta, l'azione teatrale e la musica. Dolori, angosce e paure, tanto spesso riposte nell'intimo delle donne, prenderanno voce attraverso la recitazione e la lettura di brani. Testimonianze di come la violenza possa attraversare la vita di una donna fino alla devastazione dell'abuso psicologico. L'evento vuole essere strumento di confronto e ri-nascita nel difficile percorso di ritorno alla vita.

ore 21 Piazza Sisto IV - Savona
"Donne di guerra - Donne di pace: momenti di riflessione teatrale, al femminile, in forma di coro"
Associazione "Attori per caso"
testi: Euripide, Aristofane, Elliot e D'Annunzio
Rappresentazione teatrale in occasione della "Staffetta di donne contro la violenza sulle donne"

18 giugno
ore 17/18,30 - Piazza Sisto IV - Savona
"Affidiamo i nostri pensieri all'anfora" I giovani in piazza
Gli alunni delle scuole savonesi leggeranno ad alta voce loro pensieri, speranze, desideri e li affideranno simbilicamente all'anfora.
Sarà una festa in cui ciascuno possa dire la sua contro la violenza sulle donne e gridare finalmente "basta"a questo fenomeno indegno di un paese che si definisce civile.

ore 18.00- 19,30 Libreria UBIK Corso Italia
"Silvia Campana, un'idealista in Europa"
scrittrice equadoriana
Introduce l'evento Stefania Fabri,
con la partecipazione di Adriana Caviglia.

L'autrice presenterà alcuni suoi libri che testimoniano la visione dell'emigrazione raccontata dalla protagonista in forma romanzata. Viaggio di una giovane donna che parte da un piccolo paese dell'Equador per affrontare l'Europa e compiere il suo percorso di donna, alla scoperta dell'amicizia, dell'amore e di tutto quello che la vita ha preparato per lei. Storia di emigrata. Densa di sofferenze, delusioni e lotte per realizzare il suo sogno: essere scrittrice
Contributo U.S.E.I (Unione di Solidarietà degli Equadoriani in Italia) alla Staffetta

ore 21.00 - 22.00
Atrio Comune - Piazza Sisto IV - Savona
"Voci Bianche contro la violenza"
Dirige M. Anita Frumento
Associazione Coro lirico Polifonico e Voci Bianche "P. Mascagni"

19 giugno
ore 18.00 - 19,30
Sala Rossa - comune di Savona
DIBATTITO:
"Violenza sulle donne:questione aperta"
Interverranno:
- Valentina Sonzini - Porta staffetta UDI Liguria
- Avv. Marisa Delfino - Ass. raggio di Sole
- Dott.ssa Fiorella Robba - Medico Pronto Soccorso Sv
- Psic. Brunella Nari - Ass. Telefono Donna, centro antiviolenza della Provincia di Savona
Alunni della I° H del Liceo Scientifico O. Grassi
Moderatrice:
Antonella Granero, giornalista del Secolo XIX

Con la "Staffetta di donne contro la violenza sulle donne" intendiamo denunciare ogni giorno la violenza che ogni giorno ci colpisce nelle sue forme più svariate, dalle più eclatanti alle più subdole. colpisce bambine e donne di ogni età, colpisce sposate, single e lesbiche. Non bastano solo le strade più illuminate, non basta intensificare le ronde. Non basta sentire sempre e solo uomini che parlano per noi, che decidono per noi. Le donne devono prendere la parola. Scambio di opinioni, esperienze e discussioni a partire dalle differenti modalità di azione.

ore 21,00 - 22,30
Piazza sisto IV - Savona
"Arie, danze e costumi mediterranei"
Scuola di danza "Fatià et les roses du desert"
La danza orientale è un'arte e come ogni arte consiste in tre cose: la teoria, la pratica ed il cuore; senza di esso non può esistere (Nelly Mazioum)
Associazione "Gli amici del Mediterraneo"
Sfilata di abiti tradizionali dei vari paesi mediterranei, intermezzo di danza del ventre con accompagnamento musicale di Ben Hammouda
Associazione "Il Ponte"mediatrici culturali
"Donne nel Mondo" lettura di poesie e brani con degustazione di thè

20 giugno
ore 17.00
Sala Mostre - Palazzo della Provincia di Savona
"Non pensare" monologo di Maria Assunta Rossello
Performance con lettura di alcuni "brani improvvisati" per continuare a dire quello che gridiamo da sempre, per non dimenticare, per ricordare che ci siamo.

23 giugno
ore 21.00
Sala Mostre - Palazzo della Provincia di Savona
Incontro sul tema della staffetta con intervento della cantante Danila Satragno

La cittadinanza è invitata a partecipare



venerdì 12 giugno 2009

Ridiamo un po'

Sapete perché Dio ha creato prima l'uomo e poi la donna?
Perché nel creato si va dagli esseri più imperfetti a quelli più perfetti
( Da Moni Ovadia )

Sapete per quale altra ragione Dio ha creato prima l'uomo e poi la donna?
Perché temeva che se avesse creato prima lei poi questa gli avrebbe impedito di fare un errore così grosso.

La donna nasce malata, si cura per tutta la vita e muore vedova.

Io non ne so altre, ma se qualcuna ha qualche altra freddura e l'aggiunge può essere divertente.
In fondo è estate anche per noi, quindi tempo di vacanze!

domenica 7 giugno 2009

A PROPOSITO DI 50&50

Mercoledì 10 giugno 2009, ore 14,30, l'UDI è convocata in audizione dinanzi alla Commissione affari costituzionali del Senato per il 

Disegno di Legge di iniziativa popolare Norme di democrazia paritaria per le assemblee elettive.
La delegazione è composta da Cristina Rizzo, da Claudia Mattia e da Milena Carone che per interverrà in aula per illustrare la nostra 

proposta.
Stiamo organizzando un presidio nei pressi del Senato, dalle ore 14.30 alle ore 16.30 a Piazza Navona ( poiché non concedono più a 

nessuno  l’Ala di fronte a Palazzo Madama).
Appuntamento a piazza Navona con striscione, bandiere e magliette 50E50 che porteremo anche noi dalla Sede nazionale.
Cari saluti Pina Nuzzo  

A quanto pare, finalmente, qualcosa si muove.

lunedì 11 maggio 2009

UNA DOMANDA ESTEMPORANEA

Una domanda estemporanea: Perché l’Italia non ha norme chiare sulla violenza sessuata?

Una risposta attuale: chi dovrebbe farle ed applicarle non le vuole!

 

La protesta in piazza, la denuncia quotidiana dei centri antiviolenza, le denunce formali ai presidi dell’ordine pubblico, la quotidiana scoperta degli orrori in famiglia, l’altrettanto quotidiana “scoperta” del favore sessuale come regola dello scambio nei luoghi di potere sembrano, così messi in fila argomenti di un certo peso, e lo hanno avuto.

Tanto è il peso di quegli argomenti, che neanche la politica Italiana ha potuto ignorare la domanda di giustizia posta complessivamente dalle donne. Non l’ha ignorata a modo suo: magari spezzettando la proposta di legge di sistema (formalizzata dall’UDI in occasioni di incontri in sedi ministeriali ed a più riprese in altre ed autorevoli sedi), magari citando non sempre a proposito l’argomento del contrasto alla violenza di genere come pretesto “per fare altro”.

Il fatto che la voce delle donne sia stata rilevata rende ancora più cocente l’evidenza di un affronto complessivo alla dignità della loro  domanda di civiltà.

Nei Parlamenti locali ed in quello centrale siedono uomini che, non solo simbolicamente, costituiscono un avamposto di quello che accade tutti i giorni nel paese. Dall’onorevole che, per la nostalgia di casa, ricatta sessualmente un’aspirante attrice, proseguendo per chi fa transazioni offrendo “carne fresca”, fino a chi rinviato a giudizio per aver molestato le figliastre , tutti (questi personaggi) rimangono ai “loro posti” , indisturbati e tetragoni tranne che per brevi momenti. Non stupisce allora né il linguaggio pubblico machista, né il fatto che venga pubblicamente tollerata la cialtronesca esposizione del potere assoluto in tutti i settori della vita delle donne. Non stupisce nemmeno che i difensori di turno perseverino a praticare il confronto usando le donne come teatro, definendole a piacimento e prevedendone l’assenza.

 Il potere delle armi, quello del denaro, quello religioso e più di tutti quello politico si servono del corpo delle donne. Hanno studiato bene il modo di avere a che fare solo con quello, togliendo alle donne la parola e con questa la certezza della legalità e delle regole.

In Italia non è un caso che non ci sia una vera legge sulla violenza sessuata, come non è un caso che, per una legge elettorale deprecata da tutti a parole, la rappresentanza femminile sia ancora nelle mani degli uomini dei partiti. In Italia si dimostra vistosamente in questi giorni, se fosse necessario, che la violenza sessuata è moderazione e delegittimazione preventiva che tocca tutte in tutti i livelli sociali, economici e di appartenenza politica.

Ma le donne ci sono, nonostante siano pubblicamente silenziate,  si esprimono.

Se la rappresentazione dell’elettorato da parte dei media è di  pacifica acquiescenza, è evidente che (gran parte di) chi informa condivide i sistemi di esclusione, controllo e moderazione riservati alle cittadine dalla politica. Non si può dimenticare che prima l’inerzia politica e poi alcuni canali televisivi, hanno archiviato  le violenze sessuali compiute su bambine da militari in missione di pace, come frutto di possibili “sviste a causa dell’aspetto maturo delle giovani arabe”. Tutto questo sottintende che se si fosse trattato di donne la cosa sarebbe stata ancor più veniale.       

A chi, provenendo da altri “paesi ad alto tasso di civiltà e trasparenza”, ci chiede il perché di tutto questo, diciamo che i nostri governi  partecipano alle transazioni e agli accordi internazionali con grande flessibilità e senza grandi attriti anche in ragione della scarsa considerazione per le sue cittadine.     

Le donne vivono tutte sullo stesso pianeta, e qui come altrove l’asimmetria di potere tra donne e uomini ha l’effetto di dividere il popolo, prima che nella categoria della cittadinanza, nella categorie più antiche: quella delle potenziali vittime e quella dei potenziali carnefici.

Una campagna elettorale come quella che stiamo tutte vivendo svela con disarmante impudicizia lo stato della democrazia tra generi, rendendo superflua ogni altra insistenza sull’anomalia Italiana.

Potremmo chiudere qui se non si trattasse del fatto che dietro l’enfatizzazione del femminile come schermo c’è molto da nascondere. Si vanno a rinnovare quelle Province indicate come “da sopprimere” alle quali si affida invece, ad esempio, una parte cruciale del ciclo dello smaltimento dei rifiuti, si corre per l’Europa dalla quale proviene un fiume di denaro anche per “la riduzione dello svantaggio delle donne”, puntualmente gestito dagli uomini.

Rispetto a tutto questo l’interesse pubblico delle elettrici non può contare né conta su lobbies o su strapotenti sedi separate, come quelle di cui dispongono gli uomini Italiani, ma conta e può contare sui suoi luoghi e sulla testimonianza contagiosa che nessuno sa mai quando si accende, nonostante questa classe dirigente.

 

Forse (?) è il timore degli ulteriori cambiamenti che le donne sapranno, dopo i tanti già indotti e mai completamente metabolizzati in Italia, a originare tanta protervia, tanta violenza e l’assenza delle regole.

                                                            Stefania Cantatore (UDI di Napoli)

 

Napoli, 7/05/2009

                                                                

LITE IN FAMIGLIA

 

Quante parole lasciamo passare come se fossero innocue.

LA MOGLIE DI un marito talmente importante da rappresentare in parlamento italiane e italiani tutti,  accusa e litiga per le veline, oltre al resto.

Le televisioni ci ingaggiano fino a inebetirci da giorni e giorni con dibattiti ma soprattutto urla in maggioranza maschili, alla ricerca della VERITA’,  si comincia a dire che IL PERSONALE E’ POLITICO.

Certo “questo personale”,  ma comunque sempre personale è.

Se ci fosse buona memoria , ci si renderebbe conto che noi ne siamo consapevoli e lo abbiamo detto, noi, le donne, da parecchio tempo, che il privato è nostro.

Adesso in mezzo a questa diatriba famigliar-politica, ci stanno le veline sì, ma come pretesto per indagare i comportamenti sessuali , dati per legittimi e vincenti, di un maschio esponente di un patriarcato inestinguibile.

Sempre le donne colpevoli e causa. Altre, ma donne, mai le scelte comportamentali di un uomo.

Nel frattempo gli scranni dei parlamenti accolgono quasi solo corpi maschili, evitiamo di ripetere percentuali miserevoli, basta guardare la televisione ( guardare: volgere lo sguardo su qualcuno o qualcosa con l'intenzione di vedere) per vedere la REALTA’ e la VERITA’: maschi in quantità esorbitante a urlare e sovrastare le parole delle donne, autorevoli e competenti, ma anche gli altri uomini.

In televisione la violenza si può esprimere solo urlando, offendendo, tacitando, ma sempre violenza è. Anzi pare che una delle forme “classiche” della violenza domestica, spudoratamente si mostrino per accogliere consenso.

Mentre gli uomini urlano per imporsi, le donne se urlano e quando urlano è per paura, dolore, disperazione. Una inestinguibile guerra fra maschi sempre più sul corpo delle donne, ma non solo, sulle aspettative di vita, che è tutto.

Una FISSAZIONE COLPEVOLE di uno stereotipo vergognoso di virilità, un’offesa anche agli uomini che non si vogliono ridurre così, un’arma puntata contro tutti i giovani, maschi e femmine, e le bambine e i bambini, il FUTURO della nostra società, il futuro che vetero-poteri patriarcali modernizzatisi con lifting vari, non vogliono neanche immaginare. Per il semplice motivo che non li potrà riguardare all’infinito.

Intanto le donne sono sempre più escluse dalla rappresentanza politica, come nella Roma antica, dagli ambiti decisionali, dalla visibilià mediatica, se non come veline o fotocopie dei presentatori maschi, dalla leadership, in una parola dal potere.

La campagna del 50E50…ovunque si decide ha dato proprio fastidio evidentemente, da allora hanno ricominciato a chiuderci in casa, si affannano a elaborare marchingegni economici per chiuderci in casa, percentuali e convenienze per chiuderci in casa a fare e allevare bambini, che poi la mitica famiglia non potrà mantenere senza il contributo reddituale delle “mogli”, che però sarà bene che si acconcino a stare in casa e zitte.

Siccome non ce ne diamo per vinte, si sforzano di farci accettare la quotidianità dello stupro, delle botte, dei maltrattamenti, prima di tutto in casa, ma se pensiamo di trovare scampo fuori casa, lì troviamo lo stesso trattamento.

Uno dei tanti perché della Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, fuori di casa, insieme a riconoscerci, contarci e denunciare.

“In quanto donne essere spinte o costrette a mantenere il silenzio per sopravvivere in una situazione impossibile di potere corrotto o ingiusto in famiglia, nella comunità o nel mondo….gli altri sbagliano a pensare che, soltanto perché sta zitta, una donna approva la vita qual è. Per le donne significa che esiste un momento in cui mostrare i denti, la grande capacità di difendere il territorio, di dire: i limiti sono stati raggiunti e non è possibile valicarli. Il caprone non deve andare oltre, E,aspetta, ho qualcosa da dirti, le cose devono cambiare decisamente.”

( Clarissa Pinkola Estès – donne che corrono coi lupi – 1992)

Una volta si diceva che i panni sporchi si lavano in famiglia (quali panni sporchi?), adesso ci vogliono insegnare che i panni sporchi non sono più sporchi che l’urlo maschile è bello, segno di un potere legittimo (infatti tutti costoro sono stati eletti) e non solo, anche desiderabile, ma soprattutto in sintesi che è sexy, vera forma di virilità, il potere maschile.

Che se non vogliamo essere veline, possiamo continuare a essere carte carbone, oppure come si fa adesso copia e incolla, generatrici di cloni, loro non nostri.

Una scelta impossibile!

Questa parola “veline” comprende in sé tutta la desolante condizione femminile, soprattutto delle giovani donne, in Italia.

Le veline si chiamano così perché passavano le carte che gli uomini leggevano.

 La carta velina è trasparente,  si può stropicciare, non ingombra, non parla, non urla, non piange, è carta di poco spessore.

Le veline non hanno un nome, infatti svolgono una funzione, quella di divertire. Chi? Gli uomini naturalmente, e insegnare alle giovani che se stanno zitte e debitamente svestite, arriva il successo, arriva il denaro.  Non le chiamano nemmeno ragazze, sarebbe troppo, si potrebbe equivocare, meglio chiamarle solo veline..

Ci sono le veline e poi c’è la famiglia che guarda le veline alla tv, guarda ma non vede, e poi guarda un’altra famiglia che litiga in tv per le veline,  che tutte le famiglie guardano, e poi guarda tanti uomini e poche donne che litigano per la famiglia che litiga sulle veline…….che tutte le famiglie guardano.

La crisi finanziaria? Si sistema. Il terremoto ? Pure.  I licenziamenti? Si vedrà. Si troverà il modo, adesso però vediamo di rimettere le donne al loro posto.  Le donne ……..

E questa è la politica italiana nel  duemilaenove, il risultato e il dato di fatto di una politica monopolistica maschile, fenomeno vergognoso e specifico.

Anna Maria Spina

Del Coordinamento nazionale UDI

domenica 10 maggio 2009

MAMMA

Buongiorno a tutte le mamme e buona vita!!

Ivana

venerdì 8 maggio 2009

LA STAFFETTA SUL PALCO

LA STAFFETTA SUL PALCO

ieri sera, giovedi 7 Maggio ,durante il concerto intitolato "Mamma"che concludeva la rassegna "Donna per tre" che si è svolta presso il Cinema Teatro Comunale di Pietra Ligure , la cantante Danila Satragno, insieme con bravissimi musicisti jazz e vocalist d'eccezione, ha dedicato molta parte del programma a canzoni attinenti appunto la prossima Festa della Mamma ,comunque il programma era dedicato alla Donna. Era presente la piccola Beatrice che è la bimba che insieme con Bonolis ha aperto la prima serata del Festival di Sanremo.
E' stata una serata bellissima, di alto livello musicale (sono confortata nel mio giudizio dalla presenza accanto a me dell'associata Marcellina Grenni che di musica ne sa eccome!). Danila Satragno ha una voce meravigliosa e con tale voce, con una breve presentazione, ha introdotto il tema della Staffetta.
Durante lo spettacolo e quando si era appena esibita la piccola Beatrice, la SIGNORA SATRAGNO (secondo me merita la maiuscola), ha parlato dell'UDI e della bella, anzi bellissima, iniziativa della Staffetta con parole entusiaste ed ha chiamato sul palco ,per presentare più diffusamente il programma che riguarda la Sezione di Savona, la nostra coordinatrice Anna Maria Riccardi che, con poche semplici e chiare parole ha "lanciato" la Staffetta in Liguria , ma in particolare a Savona, comunicando appunto i giorni in cui in città si svolgeranno le manifestazioni ad essa dedicate .
La Signora Satragno ha dimostrato di apprezzare l'UDI e credo che noi tutte dobbiamo ringraziarla per quanto ha fatto ieri sera e per quanto ha promesso che farà con la sua partecipazione il 23 Giugno alla serata di chisura della Manifestazione.
Tanto sento di comunicarvi Ivana

mercoledì 6 maggio 2009

SE UNA DONNA PARLA

          UDI- Unione Donne in Italia Sede nazionale

 

COMUNICATO Roma 6 maggio 2009

 

Se una donna parla

 

Le donne conoscono perfettamente il gioco del potere, possono pure decidere di starci - per un po’ o per tutta la vita - ma appena una decide di non giocare più il meccanismo si inceppa e si materializza sotto i nostri occhi il fatto che la credibilità di un uomo pubblico si regge sul silenzio di una donna. A volte di tante donne, a cominciare dalle madri.

 

Se una moglie parla per denunciare e deplorare un comportamento del marito e dice che non vuole essere complice di quanto accade pubblicamente sotto i nostri occhi, è prima di tutto una donna che ha  deciso di essere responsabile verso il proprio genere e di esporsi come cittadina. Se Veronica Lario avesse voluto solo divorziare, non avrebbe sentito la necessità di fare le dichiarazioni che ha fatto.

Questo richiede anche un certo coraggio perché qualunque donna sa – quando decide di parlare – che le sue parole verrano sminuite, svalorizzate, ridicolizzate.

Abbiamo alle spalle una lunghissima storia in cui è radicata la convinzione che una donna non possa mai essere creduta o fare opinione. Figuriamoci una moglie.

Una storia di cui abbiamo esperienza anche oggi, in Italia e nel mondo: mettere in dubbio la parola di una donna avviene sistematicamente nei casi di violenza sessuata.

 

Eppure nessuno potrà far finta che le parole di Veronica Lario non siano state dette, perchè hanno invece svelato come il leader di un partito sceglie, per esempio, le sue candidate.

 

La politica è corpo, lo è sempre stata. Sono cambiati gli strumenti e le forme, ma la politica per realizzarsi ha avuto sempre bisogno di facce, di gesti che la raccontassero e che la rappresentassero. Ma il corpo e il potere della politica sono sempre stati incarnati da un solo genere: quello maschile. Per esserci le donne hanno dovuto mimetizzarzi, omologarsi, come anche opporsi. E’ storia dei nostri giorni che le donne per essere messe in lista, prima ancora di essere elette, devono stare non tanto alle regole formali dei partiti, ma al patto tacito che i maschi stabiliscono in modo arbitrario, sempre più arbitrario.

 

Il problema è che in questo paese non  si sa più come formare, in politica e nelle istituzioni, la classe dirigente; l’unica cosa chiara è che le donne vanno tenute ai margini, obbligandole alle scorciatoie e a dover sempre dimostrare di essere brave, più brave.

 

O silenziose.

 

 

 

POCO E' CAMBIATO DA ALLORA......

Piccola storia ignoile      FRANCESCO GUCCINI


Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante, 
che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po' rimate, 
che non merita nemmeno l' attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare, 
se tu te la sei voluta, a loro non importa niente, 
te l' avevan detto che finivi male... 

Ma se tuo padre sapesse qual' è stata la tua colpa rimarrebbe sopraffatto dal dolore, 
uno che poteva dire "guardo tutti a testa alta", immaginasse appena il disonore, 
lui che quando tu sei nata mise via quella bottiglia per aprirla il giorno del tuo matrimonio, 
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia, 
se solo immaginasse la vergogna, 
se solo immaginasse la vergogna, 
se solo immaginasse la vergogna... 

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione, buone scuole e poca e giusta compagnia, 
allevata nei valori di famiglia e religione, di ubbidienza, castità e di cortesia, 
dimmi allora quel che hai fatto chi te l' ha mai messo in testa o dimmi dove e quando l'hai imparato 
che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta 
e di certe cose non si è mai parlato 
e di certe cose non si è mai parlato 
e di certe cose non si è mai parlato... 

E tua madre, che da madre qualche cosa l' ha intuita e sa leggere da madre ogni tuo sguardo: 
devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita, che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio. 
Però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta o dirle che provavi anche piacere, 
questo non potrà capirlo, perchè lei, da donna onesta, 
l' ha fatto quasi sempre per dovere, 
l' ha fatto quasi sempre per dovere, 
l' ha fatto quasi sempre per dovere... 

E di lui non dire male, sei anche stata fortunata: in questi casi, sai, lo fanno in molti. 
Sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa, ti ha lasciata, ma ti ha trovato l' indirizzo e i soldi, 
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo e poi non sei neanche minorenne 
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo: 
noi non siamo perseguibili per legge, 
noi non siamo perseguibili per legge, 
noi non siamo perseguibili per legge... 

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo desiderando quasi di morire, 
presa come un animale macellato stavi urlando, ma quasi l' urlo non sapeva uscire 
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi davvero sola fra le mani altrui, 
che pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi 
di tuo padre, di tua madre e anche di lui, 
di tuo padre, di tua madre e anche di lui, 
di tuo padre, di tua madre e anche di lui? 

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi, non vedo proprio cosa posso fare. 
Dirti qualche frase usata per provare a consolarti o dirti: "è fatta ormai, non ci pensare". 
E' una cosa che non serve a una canzone di successo, non vale due colonne su un giornale, 
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso 
e i politici han ben altro a cui pensare 
e i politici han ben altro a cui pensare 
e i politici han ben altro a cui pensare...

lunedì 4 maggio 2009

DONNE

Questa settimana sono rimasta particolarmente colpita da due notizie. Una l'abbiamo sentita più o meno tutti anche se devo dire che i telegiornali ed i quotidiani (tutti per par condicio) ne hanno fatto solo un breve accenno come si usa alle notizie che riguardano le donne (a meno che non sia stupri perpetrati da extracomunitari).
La notizia in questione è questa:
il parlamento afghano ha  promulgato una legge secondo cui   non è più (se mai lo è stato) un reato stuprare la propria moglie.
La prima reazione (una volta domati vomito e bile ) è stata domandarmi:
"Ma la guerra in Afghanistan così fortemente voluta da Bush per esportare la democrazia e liberare le donne dal burqa è servita a questo?"
"Ma i nostri soldati a Nassirya sono morti per questo?"
Allora, le donne afghane vengono coperte col burqa appena mestruate, probabilmente infibulate, date in spose appena quindicenni a uomini molto più vecchi che hanno il diritto (secondo la sharia) di batterle a loro piacimento per "disciplinarle", vengono lapidate se sospette di tradimento, ora anche stuprate in nome della legge e che altro? Che altro devono ancora sopportare? 
Non possiamo dire che non ci riguarda, queste donne sono NOSTRE SORELLE.
Si sposano, partoriscono e allevano figli come noi.  E non è vero che sono lontane. 
Come ci dovremmo comportare con un'afghano che stupra la moglie qui in ITALIA rivendicandone il diritto perchè nel suo paese è legale e lui non è cittadino italiano?
Tratto dal Sacro Corano
- 34 Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.
Ora a tutto ciò si può aggiungere anche lo stupro.

Passiamo alla seconda notizia.
Tornando dal lavoro in macchina ascolto spesso Radio Italia da cui ho appreso che anche nel nostro paese cominciano ad esserci i primi casi di uomini che chiedono gli alimenti alle proprie ex mogli. 
E' stato precisato che sono pochissimi i casi e che le mogli sono importanti manager.(Francamente, con la fatica che fanno le donne a fare carriera, la cosa mi ha stupito) Si è rilevato che le donne, a differenza della maggior parte degli uomini, sono puntuali nei pagamenti, non cercano di passare per nulla tenenti per non versare il dovuto, sono precise e puntuali e non usano i figli come merce di scambio . Insomma delle vere signore! Allora ho pensato a quanta fatica ho fatto sempre io ( e non sono la sola) ad avere quei pochi soldi dal mio ex marito (quando li ho avuti)e con quanta fretta si è dichiarato nullatenente per non darmi neanche quelli. Ho pensato a quante donne separate e divorziate si ritrovano da sole ad allevare i figli con un ex marito che da loro quanto stabilito dal tribunale un mese no e l'altro anche e mi sono inorgoglita.
Si, mi sono inorgoglita perchè mentre loro si piangono addosso  noi, nella stragrande maggioranza dei casi, ce la facciamo. Siamo capaci di reinventarci una vita, piano piano, ma tenacemente. Ci facciamo carico dei nostri figli, cerchiamo un lavoro dignitoso che ci permetta di tirare avanti e di mantenerci. Facciamo diecimila acrobazie per far coincidere lavoro e impegni famigliari . A volte decidiamo di rimanere sole mentre loro sono tutti presi nella caccia ad una nuova "preda" e francamente mi fanno pena. Mi fanno pena perchè loro la forza più grande del mondo non potranno mai averla. Quella forza che ti spinge ad andare avanti sempre, a superare ogni ostacolo, a trovare in te risorse che non sapevi di avere. La forza di una madre. 






martedì 28 aprile 2009

Donne e politica

Quando mi facevano studiare a scuola l'antica affermazione"L'uomo è un animale politico", mi sembrava giusta e sensata. Consideravo la parola "uomo" sininimo di "essere umano" ad indicare una specie e pensavo che fosse la necessaria premessa all'evolversi della società e della storia.
Soltanto quando l'UDI ha proposto la lotta del "50 e 50 dovunque si decide" mi è venuto in mente che potesse avere un significato sessista. Ancor ora infatti pare che la politica sia riservata agli uomini, nel significato di maschi.
Anche il presente governo Berlusconi in cui vi sono alcune donne è una testimonianza di questo.
Le ministre sembrano veline piuttosto che ministre ad indicare che nella donna viene stimato più l'aspetto che la capacità. Ma non è questa la cosa grave. Non è vero che le donne belle siano ochette come si diceva al tempo del mito Marilin anzi è spesso vero il conrario; il grave è che nessuna delle donne al governo abbia un dicastero importante.
L'unica forse è la Gelmini, infatti l'istruzione è un settore importante, ma, a giudicare dalle scelte, pare che sia Tremonti più di lei l'artefice della riforma.
In passato almeno l'on Turco aveva la sanità che è fondamentale e richiede scelte coraggiose.
Anche in campo religioso il problema si pone ed è molto interessante.
Mi farebbe piacere che qualcuno avesse voglia di sviluppare questo aspetto.
Margherita

giovedì 23 aprile 2009

Invito al dialogo

buongiorno alle lettrici ed agli eventuali lettori del blog!, mi piacerebbe tanto leggere qualche commento al mio scritto del 19 scorso pubblicato appunto su questo blog. Sono graditi tanto i commenti come i suggerimenti, le approvazioni, le condivisioni, le nuove idee, ecc.ecc..
Penso che quanto scrivo sia condiviso dalle altre associate e da chi visita questo blog.
GRAZIE, dateci un segno se ci siete! Ivana

lunedì 20 aprile 2009

Amore e Morte

Eros e Tanatos, Amore e Morte sono gli impulsi fondamantali dell'animo umano.
Nella violenza sulle donne si intrecciano in maniera perversa.
Non intendo la violenza sporadica degli extracomuniteri sulle passanti, ma quella nascosta e quotidiana perpetrata dai mariti, dai parenti, dagli amici.
La violenza contro l'essere più debole e indifeso. Quella del compagno è la più terribile perché ha forse l'origine in un amore distorto che considera la partner come un proprio possesso.E' il residuo di una usanza tribale in cui la donna è preda e quindi oggetto da usare e di cui abusare
"Amori criminali" li definisce il titolo di una trasmissione televisiva e tali sono.
La lotta? La denuncia e la protesta naturalmente e giustamente l'UDI organizzala staffetta contro la violenza sulle donne che ha questo scopo, ma non basta come non bastano gli interventi della Polizia e dell'Autorità Giudiziaria, la cosa necessaria poi è un'opera culturale continua e costante per creare lentamente una mentalità e una società nuove, una società di Eros contro l'odierna - in tutti i campi - società di Tanatos
Margherita

domenica 19 aprile 2009

Complimenti a Liana Cappato!!!finalmente qualcuna che coglie al volo le provocazioni che si pubblicano su questo blog! era ora che ci facessimo vive per sottolineare ed evidenzuare notizie che dovrebbero far tremare i polsi a tutti, nessuno escluso, a cominciare dagli uomini così detti di cultura e civilizzati di quest'altra parte del mondo, ma come quest'altra parte del mondo?? il mondo è rotondo e comunque lo giri non c'è un'altra parte, non CI DEVE ESSERE UN'ALTRA PARTE DOVE CHI DETIENE IL POTERE PUO' PERMETTERSI DI COMMETTERE QUESTO!!! Non è giusto dover benedire il fatto di essere nate da QUESTA PARTE per non dover subire ciò.
Dobbiamo chiedere a tutte le persone di buona volontà e di cultura di fare di più, di spendere più del loro tempo e del loro sapere, della loro capacità di affabulazione per istruire questa popolazione di questa così detta "altra parte del mondo" e convincerla a non mollare mai a non interrompere mai il dialogo. Non basterà la STAFFETTA indetta dall'U.D.I. SARA' NECESSARIO PENSARE ANCORA A TENERE VIVA L'ATTENZIONE DI TUTTI. Ivana dell'UDI

martedì 14 aprile 2009

DONNE AFGANE

"Barbara Walters, famosa giornalista televisiva americana ha condotto uno
studio sui ruoli maschili e femminili a Kabul in Afghanistan,alcuni anni
prima del conflitto afgano.
Ne è risultato tra le tante cose, che le donne per tradizione camminano 5
passi dietro al marito.
Recentemente è tornata a Kabul ed ha osservato che le donne continuano a
camminare dietro ai loro mariti.
Il regime dei talebani ha fatto sì che camminino adesso ancora più
distanziate dai loro uomini, ma quello che lascia perplessi è che le donne
sembrano felici di mantenere la vecchia tradizione.
 
La signora Walters ha allora avvicinato una delle donne afgane e le ha
domandato:
- Come mai sembrate felici di questa vecchia tradizione che una volta avete
cercato con tanta determinazione di cambiare?
La risposta fu immediata e senza esitazione:
- Le mine.
 
Morale: dietro ogni uomo c'è una donna intelligente

giovedì 9 aprile 2009

Auguri

tanti cordiali auguri a tutte le associate udi della sezione di savona

ivana

sabato 4 aprile 2009

memento

ciao Associate UDI di Savona, speravo leggere qualche cosa in questi giorni in cui c'è tanto di cui ridere o vergognarci?
Vergognarci di essere dei "caciaroni" che si distinguono solo per mancanza di classe e di stile?, ma sì ci sta anche questo insieme a tante altre cose che non vanno bene, che peccato!!
Siamo il paese dell'arte, della poesia, delle bellezze naturali, dei paesaggi mozzafiato, del bel mare, del bel cielo e chi più ne ha ne metta..... e non riusciamo più a far parlare di noi se non in negativo da un po' di tempo in qua, ripeto: che peccato!!!, questo sì che è un peccato mortale, non usare il preservativo per non ammalarsi di AIDS, non chiedere di poter morire come sacrosantamente si dovrebbe poter fare, senza naturalmente pretendere di uccidere nessuno ,se non se stessi ,quando la propria vita non potesse più essere definita tale.
Non vi scrivo queste cose per fare la "moderna", anzi proprio perchè oramai ho tanti capelli bianchi sento che dovrei addirittura gridarle, non solo scriverle.
Che dire poi del fatto che ogni giorni una massaia attenta si accorge che lentamente, ma inesorabilmente (5 cent. qui, 10 là) i prezzi lievitano come la pizza? e chi se la permette la pizza in pizzeria allo stesso ritmo di una volta? Non era mica un peccato concedersi qualche serata così, però, piano piano sta diventando un lusso.
Che mi dite "ragazze?" mi piacerebbe leggere qualche risposta, resto in attesa
con tanta simpatia Ivana

giovedì 2 aprile 2009

ciao Anna

grazie per averci illuminate e portate nel 21° secolo!!! brava, bando agli scherzi , lo penso davvero!.
Sarà interessante poter scrivere e quindi esprimere le proprie idee ed impressioni in "libertà", finalmente!!!
Ora sono emozionata ed un poco a corto di idee, ma presto mi rifarò.
ciao a te ed a tutte le Associate che vorranno approfittare di questa bella opportunità.
a presto rivederci Ivana